# VENTUNO
Se qualcuno mi domandasse come sto ora di certo risponderei "non tanto bene".
Ma c'è qualcosa di diverso questa volta.
Non è quello stare male che viene dal profondo
e che fa terra bruciata attorno.
Non è quel tipo di dolore
che ti consuma piano piano come un cancro inarrestabile.
C'è qualcosa di sincero, di costruttivo invece.
Che forse un pò di speranza si stia facendo largo da qualche parte dentro me?
Io non lo so.
Io non so niente.
E questo mi spaventa.
Ma mi eccita terribilmente allo stesso tempo.
Quest' innocente inconsapevolezza del domani.
L'imprevedibilità di un nuovo giorno.
Ho passato la mia vita sempre ad osservare,
ad immagazzinare informazioni sulle persone che mi circondavano.
Io stavo al di fuori, guardavo con occhio attento ogni gesto.
E così mi facevo un'idea di dove mi trovavo.
E mi domandavo il perchè di ogni cosa, il motivo di ogni piccolo movimento che osservavo.
Ad un certo punto ho aperto gli occhi.
Un ragazzo,davanti alla porta di una palazzina.
Accanto a lui una ragazza.
Forse avevano appena trascorso la loro prima serata insieme.
Sembravano felici.
Si guardavano e si capiva benissimo che erano stati bene quella sera.
Lui era incerto.
Io da osservatore attento ero quasi in attesa.
Continuavo a ripetermi."Ora la bacia,ora la bacia; dai muoviti!"
Lui ha avuto un attimo d'incertezza.
L'ha guardata negli occhi.
Poi ha desistito.
Le sue labbra si allontanarono da lei.
Lunghi attimi d'imbarazzo.
Silenzio nell'aria.
Il silenzio di quando non sai cosa dire
per paura di rovinare ogni cosa con parole annacquate da concetti scontati e boriosi.
Il silenzio di quando anche solo per un attimo credi di sfiorare il cielo solo a guardarla negli occhi.
Si allontanò da lei.
E con un saluto a metà tra l'imbarazzato e il goffo si congedò.
Lei lo guardò qualche istante poi si volto e sparì dietro al portone della palazzina beige.
Lui frettoloso ma felice in volto si affrettò al giallo del semaforo.
Fu un attimo.
Un lunghissimo attimo.
Perse la vita sotto i miei occhi.
Perse la vita sotto gli occhi di lei,
che ormai piangeva sul suo corpo inerme.
Tra una lacrima e l'altra il rimpianto di non averlo baciato.
Di non aver fatto quello che avrebbe voluto fare.
E ora era troppo tardi.
Ho aperto gli occhi quella sera.
E mi ripromisi di non fare mai come quel ragazzo.
Di non negarmi un momento di felicità a discapito della fottutissima paura.
Io non so niente ricordate? l'ho detto poco fa.
Io non so quello che il futuro mi riserverà.
Non posso dire con certezza dove sarò e cosa starò facendo tra 10 anni.
Ma so che voglio essere padrone delle mie emozioni, e non esserne una vittima.
Un'emozione repressa è come avere una cazzo di pallottola in canna.
Il colpo potrebbe esplodere e farti davvero male.
E credetemi non ne vale la pena.
Un'emozione è la cosa più umana che ci resta.
L'unica cosa istintiva e irrazionale
che ogni giorno ci tiene legati in quel limbo di sentimenti
che delimita la voglia di morire a quella di voler godersi fino in fondo tutto,senza rimpianti.
Spesso un'emozione è sinonimo di sofferenza.
Anzì sono pronto a scommettere che la maggior parte delle volte è proprio così.
Ma se un giorno, orgoglioso, penserò al passato,almeno avrò la certezza di aver vissuto da vero protagonista della mia esistenza.
Perchè, se proprio devo trovare un difetto alla mia vita del cazzo,
direi che è proprio quello di star vivendo,ora,come una fottuta comparsa.
E questo non me lo posso perdonare.
E quello che mi addolora di più,dopo questa tediosissima divagazione sulla mia inutile vita,
è che,purtroppo, non riesco a fare nulla per vivere senza rimpianti.
Sento che quel colpo che ho caricato per bene, prima o poi mi ucciderà.
Ma c'è qualcosa di diverso questa volta.
Non è quello stare male che viene dal profondo
e che fa terra bruciata attorno.
Non è quel tipo di dolore
che ti consuma piano piano come un cancro inarrestabile.
C'è qualcosa di sincero, di costruttivo invece.
Che forse un pò di speranza si stia facendo largo da qualche parte dentro me?
Io non lo so.
Io non so niente.
E questo mi spaventa.
Ma mi eccita terribilmente allo stesso tempo.
Quest' innocente inconsapevolezza del domani.
L'imprevedibilità di un nuovo giorno.
Ho passato la mia vita sempre ad osservare,
ad immagazzinare informazioni sulle persone che mi circondavano.
Io stavo al di fuori, guardavo con occhio attento ogni gesto.
E così mi facevo un'idea di dove mi trovavo.
E mi domandavo il perchè di ogni cosa, il motivo di ogni piccolo movimento che osservavo.
Ad un certo punto ho aperto gli occhi.
Un ragazzo,davanti alla porta di una palazzina.
Accanto a lui una ragazza.
Forse avevano appena trascorso la loro prima serata insieme.
Sembravano felici.
Si guardavano e si capiva benissimo che erano stati bene quella sera.
Lui era incerto.
Io da osservatore attento ero quasi in attesa.
Continuavo a ripetermi."Ora la bacia,ora la bacia; dai muoviti!"
Lui ha avuto un attimo d'incertezza.
L'ha guardata negli occhi.
Poi ha desistito.
Le sue labbra si allontanarono da lei.
Lunghi attimi d'imbarazzo.
Silenzio nell'aria.
Il silenzio di quando non sai cosa dire
per paura di rovinare ogni cosa con parole annacquate da concetti scontati e boriosi.
Il silenzio di quando anche solo per un attimo credi di sfiorare il cielo solo a guardarla negli occhi.
Si allontanò da lei.
E con un saluto a metà tra l'imbarazzato e il goffo si congedò.
Lei lo guardò qualche istante poi si volto e sparì dietro al portone della palazzina beige.
Lui frettoloso ma felice in volto si affrettò al giallo del semaforo.
Fu un attimo.
Un lunghissimo attimo.
Perse la vita sotto i miei occhi.
Perse la vita sotto gli occhi di lei,
che ormai piangeva sul suo corpo inerme.
Tra una lacrima e l'altra il rimpianto di non averlo baciato.
Di non aver fatto quello che avrebbe voluto fare.
E ora era troppo tardi.
Ho aperto gli occhi quella sera.
E mi ripromisi di non fare mai come quel ragazzo.
Di non negarmi un momento di felicità a discapito della fottutissima paura.
Io non so niente ricordate? l'ho detto poco fa.
Io non so quello che il futuro mi riserverà.
Non posso dire con certezza dove sarò e cosa starò facendo tra 10 anni.
Ma so che voglio essere padrone delle mie emozioni, e non esserne una vittima.
Un'emozione repressa è come avere una cazzo di pallottola in canna.
Il colpo potrebbe esplodere e farti davvero male.
E credetemi non ne vale la pena.
Un'emozione è la cosa più umana che ci resta.
L'unica cosa istintiva e irrazionale
che ogni giorno ci tiene legati in quel limbo di sentimenti
che delimita la voglia di morire a quella di voler godersi fino in fondo tutto,senza rimpianti.
Spesso un'emozione è sinonimo di sofferenza.
Anzì sono pronto a scommettere che la maggior parte delle volte è proprio così.
Ma se un giorno, orgoglioso, penserò al passato,almeno avrò la certezza di aver vissuto da vero protagonista della mia esistenza.
Perchè, se proprio devo trovare un difetto alla mia vita del cazzo,
direi che è proprio quello di star vivendo,ora,come una fottuta comparsa.
E questo non me lo posso perdonare.
E quello che mi addolora di più,dopo questa tediosissima divagazione sulla mia inutile vita,
è che,purtroppo, non riesco a fare nulla per vivere senza rimpianti.
Sento che quel colpo che ho caricato per bene, prima o poi mi ucciderà.

2 Comments:
è per questo che nonostante le ferite mi ributto come una cogliona ogni volta...sono sempre stata così, narcisisticamente inarrestabile e non ho intenzione di tarparmi le ali da sola...forse qualcuno mi ucciderà in volo o forse brucerò la mia vita per le stronzate che farò che faccio per le ferite che mi procuro da sola. ma almeno avrò vissuto pienamente e avrò gustato tutto ciò che c'è da assaporare..il dolore, la felicità, l'estasi sublime e il più tremendo degli abbandoni.
la cosa più affascinante dell'essere umano è la sua debolezza che lo rende come un bambino indifeso, con manie di grandezza e che piange per un mal di pancia. è per questo che amo gli errori. è per questo che adoro non essere perfetta. ed è questo che rende il tuo racconto profondamente romantico: lui rimarrà per sempre nel suo cuore insieme a quel bacio mai dato
sanguinaria
Una ferita ha il solo compito di rendere più duri noi stessi ogni volta..
Crea una specie di scudo via via più forte.
Non è poi così negativo soffrire.
Anzi credo che per certi versi sia affascinante.
Sintomo di crescita.
Esternazione di sè stessi.
Soffrire ti fa solo crescere.
A volte in meglio.
Altre in peggio.
Ma non sta mai a noi giudicare.
Ognuno ha una storia che vale la pena di essere raccontata.
E noi siamo qui per questo.
Per ascoltarci reciprocamente.
Il bacio mai dato resterà nel cuore.
Così come il rimpianto di non averlo dato.
Ed è questo conflitto che aiuta a renderci consapevoli di quanto la vita sia così breve,effimera per essere vissuta con razionalità.
Io amo me stesso in quanto imperfetto.
Un bacione grosso sanguinaria.
TI VOGLIO BENE....
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